dopo la mia "impresa" cammino come yul brynner nel film "il mondo dei robot"...sono pieno di pomate, cerotti, crampi, vesciche ma buonumore.
I biliardi di esquel mi attirano poco quindi gironzolo per la citta', mangio qcs, mi stendo su un prato, assisto ad un buffo concerto (sembravano i sex pistols di esquel) e incrocio 3 volte almeno un ragazzo biondiccio alto e sempre sorridente senza scambiarci piu' di un empatico saluto.
Dopo aver pogato al concerto (ha ha ha) vado al terminal del bus in attesa di un mortale 27 ore di trasporto fino ai ghiacciai della patagonia...finisco In Patagonia di Chatwin prima del previsto e incontro ancora il ragazzo biondiccio
....Berni....e questo incontro dara' una svolta al viaggio.

Berni, 32 anni, austriaco, 1.85 di altezza, e' una guida alpina, sciistica e di rafting....poi nel tempo libero va in mountain bike e fa climbing.
E' simpaticissimo, alla mano, sacco a pelo e zainone...a zonzo tra argentina e cile da 2 mesi
...ho trovato un amico.
Il giorno in bus attraverso la Patagonia
27 ore...si fa presto a fare amicizia, c'e' un senso di sofferenza che ci accomuna tutti.
La compagnia e' variegata: io e Berni, Maria che cerca lavoro a El Chalten (la destinazione), Polly e Steph australiane in giro in bici per l'argentina, una coppia israeliana che non fa che lamentarsi di tutto e di tutti, una coppia di giapponesi, due fratelli gemelli con una barba lunghissima e molto riservati.
Il pullman e' decisamente scomodo, piccolo, non confortevole, polveroso, rumoroso...meno male che dalle scassate casse stereo pompano gli ABBA in continuazione...non stop....TUTTA la notte
...prendere o lasciare...prendere.
Verso mattina gli autisti provano un cambio mettendo su una sorta di disco pop locale chiamata "El disco del corazon"
...un coro di proteste generali richiama gli ABBA.
La Patagonia
Si percepisce, avanzando lungo questa RN40, una progressiva perdita della realta', degli schemi cui si e' abituati, del tempo.

La Patagonia e' un vasto deserto montagnoso, sterminati cespugli ricoprono il terreno con colori mnozzafiato, un vento fortissimo (che sara' nostro fedele amico d'ora in poi) imperversa dappertutto capace di strapazzare le nuvole in mille modi diversi, ma altrettanto affascinanti, dipingendo in cielo uno spettacolo non meno bello di quello presente al suolo.

"Dune Mosse" di Zucchero con la tromba di Miles davis mi accompagnano nel viaggio alla scoperta di questo posto meraviglioso.
La Patagonia fu terra di rifugio e/o esilio per molti, da Batch Cassidy and Sundance Kid a innumerevoli europei delusi e o costretti a emigrare a inizio secolo.
Non so cosa cercassero....il clima qui e' rigido (anche ora che siamo all'inizio dell'estate)...forse l'isolamento, gli spazi sterminati, la perdita dei confini, la diversa concezione del tempo, delle regole, dei ritmi di vita...forse era (ed e' ancora oggi) questo il segreto della Patagonia.

Ripartiamo dopo una breve sosta in una stazione fantasma (nel nulla)...

ci attendono il deserto, 8 o 9 ore di pullman, qualche pezzo degli ABBA, polvere...e un patagonico tramonto.
Suerte
El Chalten
l'arrivo a el chalten e' stata una delle esperienze piu' traumatiche della mia vita, ancora peggio di quando Eirberto confesso' al mondo di chiamarsi in realta' Luciano.
(mitico ancora oggi il titolo dello Stadio: "Eriberto: sono Luciano!!")
Stavo placidamente dormendo quando un urlo e qualche spintone mi catapultano fuori dal pullman: ore 05:15, pochi gradi, un cazzo di vento gelido tra 20 o 30 case che formano la city...e piove...tutto chiuso...perfetto.
Io e Berni scortiamo Polly e Steph (piu' bici) ad un improbabile campeggio e troviamo sistemazione in un decoroso ostello.
Nel mentre pianifichiamo l'attacco al Fitz Roy (3,500m) che si sviluppera' nei seguenti 3-4 gg con tenda, sacco a pelo e tanta grinta.
Quella per interderci che ha lo ziro alla gradella.Fitz Roy a noi due...io e Berni siamo duri....duri da grattare.

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