E' già buio inoltrato quando deviamo dalla strada principale per imboccare il viale.
Il fondo si fa d'un tratto sconnesso e più accidentato. Esitiamo un istante, quasi come un involontario segnale di allarme, ma dopo breve riprendiamo spediti la marcia come se nulla fosse.
C'è aria calda, è umido e una forte sensazione di pesantezza. Sembra sempre di essere in affanno, come se si fosse inseguiti da qualcuno, o qualcosa.
Una vaga ma persistente ansia accompagna il respiro.
Leggeri veli di nebbia avvolgono il tutto, nascondendo le forme reali per disegnarne nuovi immaginari contorni.
C'è un lago, sappiamo per certo della sua esistenza, ma non si riesce a distinguerlo da nessuna parte. Dopo breve fingiamo di sentirne i placidi rumori e ci inganniamo con falsi scorci che giuriamo di avere visto.
Le nostre menti sono credo alla disperata ricerca di un appiglio per contrastare il posto dove ci troviamo. Un paesaggio che è via via diventato un non luogo, senza tempo, senza alcunchè di reale.
Questo è l'inconfondibile segnale che delimita il regno dell'imperatore. Stiamo entrando, ne siamo certi.
Siamo dentro
Spazi infiniti, deserti, silenziosi. Eleganti e impeccabili, eppure spettrali.
Ci disperdiamo per ritrovarci dopo un lasso di tempo indefinibile davanti ad un suntuoso banchetto.
Siamo affamati e crollano facilmente tutte le barriere tra noi, la nostra parte razionale e questo luogo misterioso.
Ci abbuffiamo di questo cibo divino mentre un tenue odore di mela lentamente ma implacabile si diffonde per la sala.
Inebriati dal vino e sazi ben oltre la soglia del lecito ci sentiamo esausti, sfiniti, vicini al collasso.
Nessuno parla, nessuno osa infrangere questo silenzio che ci ha accolto quasi fosse lui il padrone di casa e l'ospite responsabile del nostro gozzovigliare.
L'odore di mela è sempre più forte, lo avvertiamo distintamente, ma non commentiamo.
E poi, d'improvviso, un rumore assordante, uno screpitare fortissimo di zoccoli, quasi un ruggito che sembra bucare i timpani.
Non capiamo da dove possa provenire, non riusciamo più a respirare.
I miei occhi incontrano solo sguardi atterriti e mi chiedo per un istante come sia il mio medesimo.
Vorrei urlare ma non riesco a capire se lo stia già facendo o meno, non mi sento, non riesco a prevaricare il rombo che mi inonda ormai la testa senza tregua.
Credo di essermi accasciato per terra, sto morendo, ne sono sicuro.
Ho gli occhi semiaperti, la vista appannata, sono ormai sordo e incapace di respirare, eppure avverto ancora un odore di mela fortissimo.
Voglio solo morire, non ho più forze, non riesco più a lottare, ma un qualcosa mi spinge ad aprire gli occhi un'ultima volta.
Uno sforzo sovrumano.
Attraverso una patina sfocata intravedo 5 bighe rosse che lacerano lo spazio e attraversano la sala.
Su una di queste mi pare di scorgere una figura, avvolta però nell'ombra.
Non è possibile.
Eppure, eppure ne sono convinto.
Era lui.
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