mercoledì 27 maggio 2009

L'essenziale importanza del superfluo

Le luci sono ancora alte, la gente continua ad affluire, ordinatamente acchiappata, redarguita e incanalata dagli inflessibili inservienti di sala.
Il palco è deserto, completamente illuminato, nudo. Indifeso verso le centinaia di occhi, siano essi mossi da curiosità o noia, che lo scrutano e lo percorrono in tutti i suoi angoli.
Aste con microfoni, chitarre, casse equalizzatrici, un fiume di cavi e un contrabbasso sono disposti attorno alla batteria che domina la scena quasi come un vecchio castello medievale poteva stagliarsi sul proprio borgo.
Tutto rientra perfettamente nel nostro schema mentale che quindi non incontra difficoltà mentre guida lo sguardo in qua e in là....fino a che, senza preavviso alcuno, non incespica su una poltrona con di fianco un comodino e una lampada. Tutti rossi.
A cosa servono? Che tipo di intermezzi sono previsti durante il concerto? Nel programma si menzionava qualcosa in proposito?
Luci spente, inizia....non c'è tempo.
jimmy private lilly whiteman's ballald motel cottonflower oshkosh bend (...)
applausi, silenzi, fischi, schioccare di dita, qualche urlo, risate e battute, buona musica...tutto scorre e procede fino alla fine.
Luci accese, è finito.
E quindi? A cosa è servita esattamente la poltrona? Che funzione ha svolto nell'arco della serata?
E la lampada?
Nulla...semplicemente l'essenziale importanza del superfluo.

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